Audizione su lavoro e previdenza nello spettacolo alla Camera

Mercoledì 21 ottobre la Camera dei Deputati ha indetto un’audizione su lavoro e previdenza nello spettacolo. Ha partecipato anche il Forum Arte e Spettacolo con Chiara Chiappa.

Alla Sala del Mappamondo di Montecitorio, le Commissioni riunite Cultura e Lavoro hanno svolto in videoconferenza un’audizione. I temi trattati sono stati il lavoro e la previdenza nel settore dello spettacolo. Molta attenzione è stata data anche all’attuale situazione di emergenza Covid-19.

Le Commissioni della Camera hanno incontrato l’Associazione italiana danza attività di produzione (Aidap), l’Associazione teatri italiani privati (Atip), il Forum Arte e Spettacolo (FAS) e Sos Musicisti.

Il Forum Arte e Spettacolo è stato inserito nella terza indagine in programma alla Camera, a seguito della conferenza stampa del pacchetto di riforme avvenuto lo scorso 28 settembre a Bologna. Alla presentazione erano intervenuti anche alcuni politici (a questo link maggiori info), tra i quali anche Alessandra Carbonaro (M5S). La deputata è colei che ha voluto l’indagine congiunta tra le Commissioni sul mondo dello spettacolo.

Per il Forum Arte e Spettacolo è intervenuta Chiara Chiappa, già presidente della Fondazione Centro Studi Doc e referente del tavolo riforme del FAS.

I deputati hanno risposto positivamente alle presentazioni degli auditi e alle loro proposte. I deputati intervenuti hanno l’invito sia a continuare a sostenere il settore in questo periodo di grande difficoltà sia ad attuare una sua riforma strutturale.

L’audizione completa si può vedere accedendo a questo link.

L’audizione alla Camera di Chiara Chiappa per il Forum Arte e Spettacolo

Oggi il mio obiettivo è presentare le proposte per una riforma strutturale del settore spettacolo, necessaria per scongiurare il pericolo che crisi come quella attuale siano mortali per il settore. Tutti coloro che si trovano in questa Commissione hanno chiara l’importanza del settore, quello che è difficile spiegare in 10 minuti è come salvaguardare al contempo i diritti dei lavoratori dello spettacolo, l’economicità del settore e l’importanza della cultura per il pubblico e per tutto il mondo.

Il Forum Arte e Spettacolo è composto da tutte le parti che compongono la filiera, quasi tutte non finanziate, ma che vivono grazie allo sbigliettamento e al gradimento del pubblico, che si sono riunite durante il lockdown per trovare proposte per arrivare allo Statuto del Lavoro nello Spettacolo e dare riconoscimento al settore e alle sue professionalità. Ad oggi, i primi aderenti alle proposte sono oltre 50 realtà del settore, tra cui Arci Nazionale, Alleanza delle Cooperative Italiane, Federazione Nazinale del Jazz, Assolirica, e tante altre.

Al cuore della nostra proposta c’è il riconoscimento dell’importanza del settore e delle sue professionalità, un riconoscimento che non può che passare anche dalla conoscenza del settore. Una conoscenza che, abbiamo riscontrato in questi mesi, non è assolutamente alla portata di tutti. Si tratta infatti di un settore “straordinario”, caratterizzato da multi-committenza, dalla frequenza di molti luoghi di lavoro, dalla scarsa programmabilità: tutte caratteristiche che non possono essere negate ma che devono essere tutelate. Non si tratta infatti di “modi sbagliati” di lavorare, ma di “modi speciali” che meritano protezione. Lo abbiamo visto durante il lockdown, come hanno detto anche i colleghi che mi hanno preceduta, questo non è un settore che non è stato tutelato in assoluto, ma è un settore per il quale le tutele vanno adeguate.

Le nostre proposte per uno Statuto del Lavoro nello Spettacolo si basano su cinque grandi pilastri:

  1. La prima proposta per arrivare al riconoscimento del settore è di garantire una contribuzione unica per tutti i lavoratori a prescindere dal contratto di lavoro, poiché esso può essere di diversa natura anche in un breve periodo di tempo. Anche se un artista può essere all’interno della stessa settimana lavoratore dipendente o autonomo o collaboratore, … quello che non deve mancare è la protezione sociale del suo lavoro. Per questo serve un sistema unico con una protezione unica.
  2. Un altro grande pilastro della nostra proposta è il riconoscimento di un sistema di integrazione al reddito per i professionisti per i periodi di non lavoro, dove con professionisti si intende chi non ha un altro reddito principale o un’altra indennità principale. L’integrazione al reddito può permettere loro di avere continuità di reddito, dignità come lavoratori, e di investire su se stessi.
  3. Fondamentale per noi e al centro delle nostre proposte di riforma, anche per combattere l’enorme piaga del sommerso, vi è poi l’istituzione di una piattaforma tecnologica, innovativa e trasparente. La piattaforma permette di visualizzare tutte le attività di spettacolo, anche quelle organizzate da privati, assegnando a ogni evento un numero di protocollo unico – come si fa già in Francia e in altri Paesi europei – a cui riferire tutte le pratiche e tutti gli adempimenti necessari. Un sistema simile può non solo favorire il lavoro regolare, ma anche facilitare la necessaria mappatura dei luoghi, la creazione dei registri professionali – non esclusivi o obbligatori ma indispensabili per il riconoscimento professionale – e la mappatura delle organizzazioni.
  4. Sono necessari anche contratti e forme organizzative semplificate, anche per gli occasionali, sempre con contribuzione unica. Abbiamo anche scritto proposte per migliorare la sicurezza dei lavoratori.
  5. Non da ultimo è necessario il riconoscimento della cultura e dello spettacolo come beni essenziali, e non di lusso. In quanto bene essenziale, lo spettacolo deve avere incentivi correlati, come gli incentivi al pubblico che partecipa agli spettacoli, le detrazioni fiscali per corsi di musica e arte che permetteranno di avere un pubblico più consapevole e più vasto, oltre che gli artisti di domani.

È necessario sia contrastare il sommerso per dare dignità ed economicità al settore che garantire una maggiore partecipazione del pubblico.

Purtroppo vista la situazione attuale, come tutti voi, oltre a illustrare la proposta di riforma sulla quale abbiamo lavorato per mesi e siamo disponibili a presentarla in successive audizioni, è necessario parlare senz’altro dell’emergenza.

Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc

Come tutti sappiamo e come è già stato detto: il settore è fermo. Tutti siamo consapevoli del fatto che non possiamo cancellare il Covid-19 tutto a un tratto o mettere in crisi la salute, però dobbiamo invitare a considerare alcuni punti:

  1. Non è pensabile fare chiusure generalizzate con criteri generalizzati, come accade nella gestione degli spazi. Ad esempio, 1.000 posti all’aperto nel caso dell’Arena di Verona sono pochi considerando che ha 13.000 posti. Lo stesso vale per i grandi teatri che contengono migliaia di posti e come abbiamo visto sono luoghi sicuri (maggiori info a questo link). È pertanto opportuno prevedere capienze adeguate agli spazi. I 200 posti generalizzati mortificano il settore e impediscono una continuità di spettacoli che rischia di portare alla dispersione professionale.
  2. Allo stesso modo crediamo che sia indispensabile in questo periodo di crisi sostenere fino a tre mesi dopo la fine dell’emergenza i lavoratori, perché nello spettacolo, nell’arte e nella cultura, sostenere i lavoratori significa sostenere l’arte, lo spettacolo e la cultura stessi.
  3. Noi chiediamo, inoltre, accedendo anche ai 5 miliardi di euro di tesoretto dell’INPS indicato da Tridico a Bergamo (maggiori info a questo link), di sostenere tutti i lavoratori e operatori del settore, non solo gli artisti ma anche i tecnici, gli agenti, e tutti coloro che lavorano nel settore, attraverso l’erogazione di ulteriori sostegni in questi mesi.
  4. In particolare, chiediamo che per i lavoratori dipendenti con un contratto di lavoro attivo sia assicurata l’erogazione della cassa integrazione e del FIS con un assegno non inferiore al Reddito di Cittadinanza. Un insegnante di musica che prendeva 40 euro a lezione e oggi viene pagato 5 euro, non può sopravvivere. Pertanto, bisogna come minimo adeguare gli ammortizzatori al RDC.
  5. Ad autonomi e collaboratori è necessario riconoscere l’assegno DIS-coll non inferiore al Reddito di Cittadinanza.
  6. Per i lavoratori già in NaSPI è necessario continuare a erogare l’indennità sempre per un valore non inferiore a quello del Reddito di Cittadinanza e senza la riduzione del 3%.
  7. I lavoratori intermittenti, come è già stato detto tante volte, in gran parte devono ricevere ancora i primi assegni di marzo, aprile e maggio, oltre che quelli di 1.000 euro del DL Agosto. Questo accade perché per un cortocircuito non sono abbastanza disoccupati per avere il bonus dedicato agli autonomi e non sono abbastanza occupati per avere la cassa integrazione. Per questo, noi chiediamo che l’INPS attui finalmente quanto previsto dal Governo ed emani la circolare che permetta di far accedere tutti gli intermittenti all’assegno. Chiediamo poi per i prossimi mesi che per gli intermittenti con contratto di lavoro in essere ci sia il riconoscimento o della cassa integrazione o un assegno netto non inferiore al RDC.
  8. Chiediamo anche, giudicando in modo molto positivo il nuovo Fondo Nuove Competenze, che anche ai disoccupati e a chi ha cessato il lavoro perché non gli è stato rinnovato il contratto, ai lavoratori intermittenti e a tutti i lavoratori, venga riconosciuto il diritto di accedere al Fondo Nuove Competenze che noi riteniamo fondamentale per avere nuovo lavoro e nuove occasioni.
  9. Da ultimo, ricordo che ancora oggi i lavoratori dello spettacolo non hanno accesso all’indennità di malattia, nemmeno se sono malati di Covid-19, se non hanno avuto almeno 100 giornate di lavoro dal 1° gennaio dell’anno precedente: si tratta di una norma incostituzionale. I nostri lavoratori devono essere indennizzati se sono ammalati o se hanno familiari in quarantena, altrimenti saranno costretti ad accettare le poche occasioni di lavoro mettendo in pericolo sé stessi e la vita degli altri.

I lavoratori non chiedono elemosina e non chiedono pietà: chiedono il riconoscimento dei loro diritti.

Non potendo approfondire oltre, ci tengo a precisare che il settore spettacolo e cultura secondo noi non può essere sostenuto e non può evolvere se non si sostengono i lavoratori. Per questo, raccomandiamo che a prescindere dal contratto di lavoro sia riconosciuta una tutela pagata con un’aliquota unica e con una posiziona previdenziale unica sicché a prescindere dal contratto e da quello che fanno nella vita tutti i lavoratori avranno accesso alle protezioni sociali. Questo permetterà anche di convincerli a non accettare il ricatto del sommerso che, come è stato detto, è la grande piaga di questo settore.

Replica di Chiara Chiappa dopo gli interventi dei deputati

Vorrei rispondere soprattutto alle domande della Piccoli Nardelli [ndr. la deputata ha chiesto quali tipologie di contratto ci sono nel mondo dello spettacolo] perché anche il tema dei contratti ci sta molto a cuore e risponde proprio all’esigenza di dare dignità e ordine a questo settore.

Prima di tutto, i contratti di questo settore sono gli stessi di tutti gli altri settori lavorativi, quindi il lavoro autonomo, il lavoro dipendente, i cococo, … ma rispetto agli altri settori ha molta importanza il contratto di lavoro intermittente che è considerato fondamentale, perché è il contratto che permette di avere con un unico datore di lavoro la gestione delle giornate che non sono programmabili, una caratteristica tipica di questo settore.

Come dicevo prima, quello che manca non è solo un ordine nei contratti ma una contribuzione unica a prescindere dal contratto applicato.

Inoltre, come Forum Arte e Spettacolo proponiamo anche che venga istituita una prestazione occasionale semplificata dello spettacolo soprattutto per quei committenti che non sono di spettacolo. Dal 1947 il legislatore ha istituito una norma molto stringente e protettiva per i lavoratori per cui c’è una posizione contributiva specifica per pagare i contributi a questi lavoratori che è legata al settore al quale appartiene il datore di lavoro. Per le aziende non di spettacolo, per le famiglie, i ristoranti, … cioè tutti i committenti occasionali vi è secondo noi la necessità di istituire prestazioni occasionali. Tali prestazioni vanno limitate nel tempo, devono essere solo per aziende non dello spettacolo e vanno gestite esattamente come i i PrestO o i Buoni Famiglia. In questo modo, l’accredito dei contributi previdenziali va nel fondo unico contributivo di ogni lavoratore che così non subisce danni dovuti al fatto di essere chiamato a lavorare da realtà non di spettacolo (es. finire a pagare contributi in gestione separata), ma mantiene una continuità contributiva.

La nostra proposta punta non sul settore merceologico del datore di lavoro, ma sull’attività tipica di ogni lavoratore.

Come avete detto anche molti di voi, va inoltre riconosciuto un reddito di continuità per dare dignità agli operatori dello spettacolo e permettere loro di investire di se stessi. Noi abbiamo immaginato un’integrazione al reddito che non è solo un ristoro, ma un vero e proprio investimento sulla professione. Infatti, proponiamo che attraverso il reddito di continuità per ogni giornata on stage sia riconosciuta dal sistema statale anche un’altra giornata valida al fine della maturazione dei contributi figurativi. Con questo meccanismo si possono raddoppiare le giornate on stage per fini pensionistici e assistenziali. In questo modo, bastano 60 giornate come media on stage per averne 120 accreditate. Il riconoscimento di questo sistema è importante perché, come avete detto tutti, tutti sanno che i lavoratori dello spettacolo hanno prove, pre-produzione, post-produzione, …

Poi, ai fini contributivi, occorre misurare non solo il fattore tempo o giornate nel lavoro culturale, intellettuale e artistico ma anche il montante dei compensi e il reddito.

Ricordiamo anche l’importanza della piattaforma semplificata grazie alla tecnologia. Abbiamo scritto anche alla Ministra Pisano per aiutarci a capire come implementare questo sistema. La piattaforma permetterà infatti sia di definire i registri professionali – non obbligatori secondo noi, perché è ciò che chiede l’Europa – ma che di gestire in modo semplificato tutti gli eventi con mappatura dei luoghi, delle organizzazioni e dei professionisti.

E da ultimo, come ho detto prima, è necessario valorizzare il ruolo del pubblico riconoscendo IVA agevolata – noi abbiamo proposto IVA al 4% su tutti i prodotti dello spettacolo – e detrazioni fiscali per la frequenza dei corsi di musica e arte, per l’acquisto di strumenti e per tutte le spese che si possono fare nel settore settore (es. biglietti).

L’istituzione delle prestazioni occasionali da gestire anche attraverso piattaforma permetterà di gestire anche attività che oggi sono gestite con l’esonero del comma 188 che ha portato tanto sommerso nel settore.

Concludendo, per noi le parole d’ordine sono: semplificazioni, diritti ai lavoratori, economicità del settore e lotta al sommerso.

Siamo disponibili a mandare nuovamente le nostre proposte scritte sia per l’utilizzo dei 5 miliardi a favore dei lavoratori che per un investimento futuro.