Alla 7^ Commissione del Senato focus sulla sicurezza dei lavoratori

Mercoledì 18 novembre la 7^ Commissione Istruzione pubblica e beni culturali del Senato ha organizzato un’audizione dedicata alle misure di sostegno per il settore spettacolo. A nome del Forum Arte e Spettacolo sono intervenuti Fabio Fila e Manuela Martignano, che hanno messo l’accento soprattutto sul tema della sicurezza dei lavoratori dello spettacolo. A seguire è intervenuto anche Elio Giobbi di AssoArtisti, membro a sua volta del FAS.

sicurezza lavoratori spettacolo
Onoverole Riccardo Nencini, presidente della 7^ Commissione del Senato

Intervento di Fabio Fila con focus sulla sicurezza dei lavoratori dello spettacolo

Buongiorno a tutti,

mi chiamo Fabio Fila e sono un lavoratore professionista dello spettacolo e degli eventi da 23 anni.

Mi definisco lavoratore professionista perché la cultura, la musica, l’arte, lo spettacolo, gli eventi sono un lavoro, una professione. Io mi occupo di sicurezza, di politiche del lavoro, di organizzazione di lavoratori dello spettacolo e di organizzazione di eventi.

Sono qui in veste di delegato FAS – Forum Arte e Spettacolo per ribadire la nostra proposta concreta.

Il FAS rappresenta oltre 60 realtà di lavoratori e aziende del settore spettacolo e da inizio pandemia ci siamo interrogati su cosa non funziona e cosa non va nel nostro settore, attivando un profondo e lungo percorso di discussione e poi progettazione al fine di fornire al nostro Governo gli elementi di valutazione e riforma di questo settore.

Siamo oggi qui a presentare, nuovamente, come già fatto da altri colleghi del FAS prima di me, una proposta di Riforma forte, semplice, sensata e condivisa del settore in cui lavoriamo.

La riforma che proponiamo non è una novità perché tante delle proposte presentate hanno una radice profonda, come tutti i temi dedicati alla sicurezza dei lavoratori. Provengono infatti da discussioni nate ancora nel 2012 dal Tavolo Legalità e Sicurezza al quale hanno partecipato molti di noi per confrontarsi sul tema della sicurezza per i lavoratori dello spettacolo. In quegli anni, vi ricorderete, il settore degli eventi e dello spettacolo, e in particolare i lavoratori, vennero conosciuti per colpa di due incidenti mortali, durante l’allestimento di due concerti.

È assurdo che questo settore emerga solo in caso di incidenti o pandemie.

Da allora ad oggi molto è stato fatto, soprattutto in ambito sicurezza per i lavoratori dello spettacolo. Siamo stati noi, in primis, a riorganizzare e riorganizzarci per prevenire i rischi di infortunio facendo del settore spettacolo ed eventi un fiore all’occhiello. È sufficiente andiate a leggere i dati infortunistici e di malattia professionale che provengono dal nostro settore per rendervene conto: rasentano lo ZERO. Mentre in edilizia, ad oggi, sono oltre 40mila ogni anno.

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Fabio Fila

Quando pensate al nostro settore, dovete tenere conto del fatto che è un settore straordinario, anche nel senso di “extra-ordinario” e come tale va pensato e gestito: necessita di normative “straordinarie” per ottenere diritti ordinari.

Nelle nostre discussioni abbiamo sempre tenuto a mente questi aspetti ed è importante che siano chiari anche a voi. Altrimenti il risultato saranno normative “normali” che mal si adattano a un settore extra-ordinario.

Servono normative coraggiose e puntuali.

Prima di tutto, facciamo un po’ di ordine. Nei nostri tavoli abbiamo definito cosa si intende per evento: “Evento” è ogni forma di aggregazione organizzata (concerto, evento teatrale, meeting aziendale, convegno, congresso, accompagnamento musicale / concerti / speech, fiere ed eventi fuori fiera, circhi, in contesti sia indoor che outdoor). Fondamentale soffermarsi nel concetto di “organizzato”. È l’organizzazione a fare la differenza.

La movida e altre forme di aggregazione non organizzata non sono parte del nostro settore. Lo abbiamo dimostrato dopo il primo lockdown. Abbiamo prima creato e poi messo in pratica procedure anti-Covid, le abbiamo rispettate e NON sono stati riscontrati contagi. Perché siamo organizzatori, siamo organizzati.

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Veniamo alle nostre proposte di riforma per la sicurezza dei lavoratori dello spettacolo e che abbiamo organizzato in 6 punti.

1. Si propongono iter specifici di approvazione per allestimenti e strutture dello spettacolo, l’introduzione nei PSC e nei DUVRI (due procedure di gestione della sicurezza) di un preciso cronoprogramma per mansione con pause e riposi predeterminati. E l’Introduzione del “diario unico di bordo” per tournées.

Questo è un punto estremamente delicato. Ancora oggi parte del nostro settore è assoggettato a “regolamentazioni” del Settore Edile, quando del settore edile abbiamo poco se non nulla. In tema strutture è facile da capire: una casa si costruisce in mesi o anni e rimane lì per anni e anni, un palco si monta in 12 ore e rimane lì per uno show 6/8 ore. Dobbiamo produrre la stessa documentazione di una impresa edile.

2. Revisione del Decreto Palchi e Fiere.

Il Decreto Palchi e Fiere è stato un punto importante per il settore avendo di fatto scritto nero su bianco che esiste un settore specifico. Ma non è bastato. Molti sono i punti di quel Decreto che sono “sbagliati” o incompiuti. Un esempio su tutti: prevedere d’obbligo il corso ponteggi come pre-requisito formativo per alcuni lavoratori che non ha nessuna valenza operativa. Chi ha scritto la norma non conosce la differenza tra un palco e un ponteggio.

3. Formazione professionale definita da Accordo Stato-Regioni sia per lavoratori subordinati che autonomi, per datori di lavoro e organizzatori di eventi, con Istituzione di Albo dei formatori dello spettacolo.

Questo della formazione è un tema fondamentale. La formazione è l’azione più importante che possiamo fare per le nuove generazioni, così come la certificazione professionale dei docenti.

4. Introduzione del concetto della “azienda pro-tempore” per cooperare nella gestione della sicurezza tra lavoratori di ditte interferenti.

Questo punto mira a migliorare la sicurezza dei lavoratori in un allestimento e durante uno show. La normativa tradizionale crea incongruenze continue di carattere gestionale e, in taluni casi, anche l’aumento del rischio per le lavorazioni e i lavoratori.

5. Istituzione di un osservatorio nazionale per segnalare irregolarità, partecipazione alla Consulta permanente della sicurezza.

Questo è un punto focale! È fondamentale che ai tavoli in cui si parla di spettacolo ed eventi ci siano anche i Professionisti dello Spettacolo come i legali, gli avvocati, i consulenti del lavoro sono presenti ai tavoli normativi riferiti al lavoro e alle norme. È fondamentale! Altrimenti ci chiederete ancora di fare cose insensate, come il corso ponteggi per montare un palco.

6. Va prevista una normativa specifica per la gestione della sicurezza in attività speciali dello spettacolo, Performer aerei, Circensi e arti e spettacoli di strada, con iter di informazione, formazione, utilizzo D.P.I. e D.P.C.

Immagino non lo sappiate ma, ve lo diciamo noi: il D. Lgs. 81/08 non prevede l’esistenza dei performer aerei, per esempio. Ci proponiamo, anche in questo caso, per creare una normativa adeguata.

Ciò che serve e ciò che abbiamo scritto nella nostra proposta di riforma, è una Legge per la Sicurezza dello Spettacolo e degli eventi. Una legge pensata in modo particolare per un settore extra-ordinario.

Intervento di Manuela Martignano

Oggi vi abbiamo parlato di sicurezza per i lavoratori dello spettacolo perché rappresenta uno dei tanti aspetti che colloca il nostro lavoro fuori dell’ordinario e perché in qualche modo è paradigmatico quando si parla di una categoria di professionisti che sono altamente specializzati e che per quanto numericamente possano sembrare esigui sono insostituibili. Non possiamo correre il rischio che le loro competenze si disperdano a ogni piccola o grande crisi che il paese attraversa. Ed è proprio questo il senso di parlare di riforma in relazione alla tutela dei lavoratori. 

Questi lavoratori subiscono una ingiustizia grave nell’essere trattati diversamente da tutti gli altri. Se ci troviamo nel 2020, nel pieno di una pandemia, a dover chiedere ancora che ci venga riconosciuta l‘indennità di malattia capirete tutti bene che c’è un problema talmente grosso che non si capisce come lo si sia potuto ignorare fino ad adesso.

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Manuela Martignano

Le tutele che mancano sono quelle che riguardano l’ordinario, il quotidiano, ed è insopportabile. Una riforma puntuale, coraggiosa che parta da necessità condivise è fondamentale e non c’è più tempo.

Non ci aspettiamo che lo Stato lo faccia solo per una sacrosanta questione di giustizia sociale, ci aspettiamo che lo faccia anche per una questione strategica di investimento in un settore che vede a lavoro figure professionali che rappresentano un’eccellenza per il Paese. E che questo non sembri un eccesso di retorica, la strategia sta nel fatto che ogni piccolo live club, ogni agenzia di management o di booking, ogni promoter, ogni insegnante di musica, ogni singolo lavoratore contribuiscono alla crescita di quello che poi può diventare un patrimonio di tutti. È grazie a luoghi come questi e a professioni come queste che possiamo andarcene in giro per il mondo a vantarci dei nostri Domenico Modugno, dei nostri Lucio Battisti, delle nostre Mina.

Siamo consci del valore che generiamo rispetto al marketing territoriale di luoghi e città e che il turismo culturale valga numerosi punti di PIL ma dobbiamo allo stesso modo essere consapevoli che nelle nostre città la musica e la cultura camminano insieme all’inclusione sociale, sono presidio nelle aree periferiche. Questo è quello che siamo, queste sono le persone che vi chiediamo da mesi a gran voce di tutelare.

Il settore contribuisce al lustro di un intero paese e lo fa lavorando, siamo un patrimonio artistico da tutelare al pari delle nostre grandi opere d’arte, e l’impegno di uno Stato a riconoscere il valore di un settore deve partire dai diritti basilari.

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In questo la proposta di riforma elaborata all’interno del Forum Arte e Spettacolo, che vi è stata inviata, è una riforma di struttura, qualsiasi altra proposta che sia solo un cerotto ad alcune ingiustizie, non è una riforma. Noi chiediamo per lo spettacolo gli stessi diritti di tutti i lavoratori, con normative specifiche alle modalità di svolgimento del nostro lavoro.

C’è un tema con il quale vorrei concludere questa audizione ed è quello degli indennizzi. Siamo stati i primi a fermarci, prima ancora che ci fosse imposto per decreto, abbiamo dimostrato come settore un grande senso di responsabilità e un incredibile rispetto della gravità della situazione e delle priorità. Ci siamo impegnati per comunicare in tutti i modi, sin dalla primavera, al Governo, all’INPS, alle istituzioni, che la situazione dei lavoratori è gravissima. Chi ci ha preceduti in queste sedi ha sempre riportato il dramma di una serie di professionalità importantissime che rischiamo di perdere perché chi ad oggi ha ricevuto, dopo nove mesi di fermo, 1.800 euro non può che pensare di cambiare lavoro e questa è in tutti i modi un’eventualità da scongiurare. I mille euro previsti dal Decreto Agosto non sono ancora stati erogati; altri mille una tantum sono previsti dal Decreto Ristori e Ristori bis: un totale di 3.800 euro per un anno, per non parlare delle p.Iva che ne hanno percepiti ancora di meno.

Io vi chiedo di fare uno sforzo e immaginare come si possa vivere con 3.800 euro per un anno, perché è quello che ci state obbligando a fare. Io non so dove il meccanismo si sia inceppato, dove abbiamo fallito nel comunicare che dietro ognuno di noi ci sono famiglie, mutui da pagare, figli da mantenere esattamente come in tutti gli altri ambiti di lavoro. Per quale motivo si possa pensare che noi saremo capaci di sopravvivere con una mancetta laddove le contingenze ci impediscono di fare il nostro lavoro. Vi chiediamo di aiutarci a risolvere un problema che è prioritario da marzo, ma dopo nove mesi non vede ancora una soluzione.

Se a marzo parlavamo di priorità oggi ci troviamo costretti a parlare di un cataclisma in arrivo: se non verranno stanziati più fondi per gli indennizzi ai lavoratori e i ristori alle aziende del settore, quando la pandemia sarà finita troverete solo le macerie di quello che oggi chiamate cultura. E quello che oggi chiamate cultura non è solo un palazzo storico, non è solo un museo. Il settore culturale è eterogeneo, non avete finito di occuparvene quando avete pensato ai musei, al cinema e ai teatri. La cultura cammina sulle gambe di quelle persone che da mesi vi chiediamo di non lasciare indietro, siamo preoccupati che tutti ne saranno davvero consapevoli solo quando sarà troppo tardi e quel capitale sarà andato disperso perché abbiamo mancato l’appuntamento con la giustizia sociale, e a quell’appuntamento ci sono fior di professionisti che vi aspettano da marzo.

Dopo nove mesi, cosa gli diciamo? 

Scarica il testo degli interventi in PDF.

Scarica le proposte di riforma che il FAS ha inviato alla 7^ Commissione del Senato

Elio Giobbi di AssoArtisti è intervenuto alla conclusioen dell’audizione. Ha segnalato ai parlamentari di far parte di vari tavoli di lavoro, tra i quali il Forum Arte e Spettacolo. Tra le sue proposte ha presentato anche quelle elaborate dai membri del FAS.

Elio Giobbi, AssoArtisti