Osservazioni sul Piano italiano di ripresa e resilienza (PNRR)

Su richiesta della VII Commissione della Camera dei Deputati (Cultura, istruzione, ricerca, editoria, sport), venerdì 29 gennaio il Forum Arte e Spettacolo ha inviato un breve documento dedicato al Piano italiano di ripresa e resilienza. La VII Commissione della Camera, che sta esaminando il PNRR, ha infatti deciso di acquisire per iscritto il contributo di un gruppo selezionato di enti e realtà per esprimere poi il proprio parere alla V Commissione (Bilancio), che a sua volta riferirà all’Assemblea dei deputati.

Osservazioni sul Piano italiano di ripresa e resilienza per la VII Commissione della Camera dei deputati

Nel PNRR manca una visione d’insieme del settore culturale

Leggendo il PNRR è evidente che non c’è una percezione del settore culturale nel suo insieme, ma che si continua solo a focalizzarsi su una o più parti senza mai proporre soluzioni che riguardino tutti e che incidano positivamente sull’intero comparto. Ci troviamo di fronte a un piano che, pur riconoscendo la cultura come uno dei settori maggiormente colpiti dagli effetti negativi della pandemia insieme al turismo, nei fatti gli destina delle risorse che, nonostante il recente aumento, sono ancora fuori proporzione rispetto ai danni che il settore conta a un anno dal fermo.

Le misure previste dall’attuale PNRR appaiono esclusivamente rivolte agli investimenti sui contenitori (impianti di elevata valenza storico-architettonica, musei, complessi monumentali, aree e parchi archeologici, archivi e biblioteche statali). Per contro mancano gli investimenti sui contenuti, sui luoghi e sui soggetti che quei contenuti producono. La cultura deve necessariamente ripartire dal capitale umano. 

Inoltre, l’attuale PNRR ci conferma che per l’ennesima volta tutto il settore performativo è il grande assente, sia dal punto di vista economico, culturale e aggregativo che, soprattutto, nella prospettiva di ricostruire il benessere psicofisico di un Paese composto di persone che sono oggi in condizioni di grave fragilità, frustrazione e sfiducia.

Nell’insieme, non ritroviamo, in alcuna parte di questo Piano, il doveroso riconoscimento dei numeri del comparto. Per Symbola (Io Sono Cultura) l’effetto moltiplicatore sul resto dell’economia è pari a 1,8 (per ogni euro prodotto se ne attivano 1,8 in altri settori), mentre per il rapporto di Ernst & Young  l’impatto occupazionale dell’industria creativa e culturale europea (7,6 milioni) rispetto a quella dell’automotive (2,6 milioni).

“Si investirà inoltre per supportare gli operatori culturali nella transizione green e digitale, attraverso interventi volti: a favorire la domanda e la partecipazione culturale, incentivando la transizione tecnologica degli operatori culturali e la partecipazione attiva dei cittadini; a migliorare l’ecosistema nel quali i settori culturali e creativi operano, sostenendo l’integrazione tra hub creativi e territorio attraverso l’innovazione tecnologica”.

Queste sono le uniche parole riservate alla cultura, che dunque non appare considerata come dovrebbe nell’elenco dei patrimoni ai quali invece si fa ampio riferimento. Cinque righe scarne e prive di progettualità. La cultura merita di più. Merita di meglio.

È necessario riconoscere la trasversalità della cultura rispetto al PNRR

La cultura avrebbe dovuto essere un asse che in maniera trasversale toccava più missioni,perché è la trasversalità una delle sue caratteristiche più preziose: la cultura costruisce significati nuovi, aggrega e crea comunità, stimola l’inclusione, produce conoscenza.

  • La cultura ha un ruolo fondamentale e preponderante nell’ambito della coesione sociale, pertanto non le rende giustizia un generico riferimento in quella missione. Cultura non significa solo restauro di palazzi e riqualificazione di borghi, ma include anche altri spazi, che spesso sono un preziosissimo presidio, come nelle aree periferiche o rurali, e rappresentano un varco di accesso a un’offerta culturale alternativa. Ignorarlo significa non essere in grado di sfruttare il potenziale di tanti operatori culturali e perdere un’occasione di crescita per la nostra comunità.
  • Le discipline dell’arte e dello spettacolo meritano di essere poste al centro dell’azione che riguarda l’istruzione, perché un pubblico che non conosce e non apprezza l’arte non potrà mai supportare un settore nella ripartenza dopo questa brusca interruzione. Quello dello sviluppo e del coinvolgimento del pubblico era un problema endemico già prima della pandemia. Oggi diventa prioritario affrontarlo proprio partendo dalla scuola e dalla formazione. I contenuti hanno bisogno di conoscenze specifiche e perché siano compresi, i fruitori devono avere familiarità con determinati riferimenti. Un pubblico che non è stato accompagnato ad apprezzare l’arte e la cultura in tutte le sue espressioni, ci porterà inevitabilmente a relegare il nostro patrimonio a un consumo elitario, legato esclusivamente o principalmente al turismo.
  • È altresì importante sostenere una progettualità rivolta alle nuove generazioni, dato che il piano promuove con forza l’investimento nelle nuove tecnologie, per la distribuzione in futuro di contenuti culturali e l’accesso al patrimonio artistico del Paese.

Nonostante l’innegabile trasversalità della cultura, gli obiettivi che riguardano il settore culturale non sono presenti in quelli che il Piano intende attuare attraverso azioni di riforma. Un’occasione sprecata per un settore in estrema sofferenza!

Richieste rispetto al PNRR

  • Gli operatori chiedono da tempo una riforma del settore e durante questo ultimo anno si sono impegnati nella redazione di proposte condivise e aggregate che meriterebbero di diventare legge. Facciamo riferimento anche alle proposte attualmente in Parlamento e finalizzate a riformare lo statuto sociale dei lavoratori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative nelle quali ritroviamo buona parte del lavoro coordinato tra tanti soggetti della filiera aderenti al FAS.
  • Chiediamo che il PNRR diventi per le istituzioni un’occasione per dimostrare a tutto il settore di aver pienamente compreso che il grado di difficoltà che sta attraversando non deriva solo all’emergenza pandemica, ma anche da gravi carenze strutturali e progettuali pregresse.
  • Chiediamo di trasformare queste poche parole che ci riguardano in un progetto ambizioso, che tenga conto di tutte le anime che fanno parte del settore e delle loro reali esigenze. Un progetto che rimetta al centro le persone che, in proprio, nelle associazioni e nelle imprese, a fronte di grandi sacrifici continuano a fare cultura in questo Paese. Non è accettabile che in un piano di rilancio, che dovrebbe scrivere il nostro futuro, la cultura sia ridotta a un mero elenco di contenitori mentre dovrebbe essere sostenuta e incrementata nella sua capacità di produrre contenuti.
  • Chiediamo di sostenere progetti specificamente orientati a rilanciare il settore, le economie e la società, attraverso:
    • la riforma dello statuto dei lavoratori dello spettacolo;
    • la semplificazione urgente delle procedure, anche attraverso la digitalizzazione dei processi;
    • una più intensa connessione e sinergia tra istruzione e politiche culturali;
    • il rilancio del settore a livello nazionale e internazionale;
    • lo sviluppo della connessione tra attività, spazi, coesione sociale e recupero psicofisico delle collettività;
    • il riequilibrio di risorse e investimenti secondo l’asse Nord/Sud e grandi/piccoli centri;
    • la trasversalità tra prodotti culturali, attraverso azioni di cooperazione intersettoriale;
    • incentivi per chi investe su prodotti di filiera interamente italiana;
    • l’estensione dell’applicazione dell’Art Bonus anche alle realtà non beneficiarie del FUS;
    • uno sviluppo digitale inteso non come accentramento monopolistico, ma come progettualità ramificata, diffusa, inclusiva, accessibile e interoperabile.
  • Chiediamo infine di definire misure precise e prescrizioni non “interpretabili” affinché i fondi distribuiti siano realmente spesi per le attività finanziate, secondo una valutazione centrata sull’efficacia moltiplicativa degli effetti presso i destinatari ultimi del piano, che riteniamo debbano essere sempre e comunque le persone: i lavoratori e il pubblico.