Alla 7^ Commissione del Senato focus sulla sicurezza dei lavoratori

Mercoledì 18 novembre la 7^ Commissione Istruzione pubblica e beni culturali del Senato ha organizzato un’audizione dedicata alle misure di sostegno per il settore spettacolo. A nome del Forum Arte e Spettacolo sono intervenuti Fabio Fila e Manuela Martignano, che hanno messo l’accento soprattutto sul tema della sicurezza dei lavoratori dello spettacolo. A seguire è intervenuto anche Elio Giobbi di AssoArtisti, membro a sua volta del FAS.

sicurezza lavoratori spettacolo
Onoverole Riccardo Nencini, presidente della 7^ Commissione del Senato

Intervento di Fabio Fila con focus sulla sicurezza dei lavoratori dello spettacolo

Buongiorno a tutti,

mi chiamo Fabio Fila e sono un lavoratore professionista dello spettacolo e degli eventi da 23 anni.

Mi definisco lavoratore professionista perché la cultura, la musica, l’arte, lo spettacolo, gli eventi sono un lavoro, una professione. Io mi occupo di sicurezza, di politiche del lavoro, di organizzazione di lavoratori dello spettacolo e di organizzazione di eventi.

Sono qui in veste di delegato FAS – Forum Arte e Spettacolo per ribadire la nostra proposta concreta.

Il FAS rappresenta oltre 60 realtà di lavoratori e aziende del settore spettacolo e da inizio pandemia ci siamo interrogati su cosa non funziona e cosa non va nel nostro settore, attivando un profondo e lungo percorso di discussione e poi progettazione al fine di fornire al nostro Governo gli elementi di valutazione e riforma di questo settore.

Siamo oggi qui a presentare, nuovamente, come già fatto da altri colleghi del FAS prima di me, una proposta di Riforma forte, semplice, sensata e condivisa del settore in cui lavoriamo.

La riforma che proponiamo non è una novità perché tante delle proposte presentate hanno una radice profonda, come tutti i temi dedicati alla sicurezza dei lavoratori. Provengono infatti da discussioni nate ancora nel 2012 dal Tavolo Legalità e Sicurezza al quale hanno partecipato molti di noi per confrontarsi sul tema della sicurezza per i lavoratori dello spettacolo. In quegli anni, vi ricorderete, il settore degli eventi e dello spettacolo, e in particolare i lavoratori, vennero conosciuti per colpa di due incidenti mortali, durante l’allestimento di due concerti.

È assurdo che questo settore emerga solo in caso di incidenti o pandemie.

Da allora ad oggi molto è stato fatto, soprattutto in ambito sicurezza per i lavoratori dello spettacolo. Siamo stati noi, in primis, a riorganizzare e riorganizzarci per prevenire i rischi di infortunio facendo del settore spettacolo ed eventi un fiore all’occhiello. È sufficiente andiate a leggere i dati infortunistici e di malattia professionale che provengono dal nostro settore per rendervene conto: rasentano lo ZERO. Mentre in edilizia, ad oggi, sono oltre 40mila ogni anno.

sicurezza lavoratori spettacolo
Fabio Fila

Quando pensate al nostro settore, dovete tenere conto del fatto che è un settore straordinario, anche nel senso di “extra-ordinario” e come tale va pensato e gestito: necessita di normative “straordinarie” per ottenere diritti ordinari.

Nelle nostre discussioni abbiamo sempre tenuto a mente questi aspetti ed è importante che siano chiari anche a voi. Altrimenti il risultato saranno normative “normali” che mal si adattano a un settore extra-ordinario.

Servono normative coraggiose e puntuali.

Prima di tutto, facciamo un po’ di ordine. Nei nostri tavoli abbiamo definito cosa si intende per evento: “Evento” è ogni forma di aggregazione organizzata (concerto, evento teatrale, meeting aziendale, convegno, congresso, accompagnamento musicale / concerti / speech, fiere ed eventi fuori fiera, circhi, in contesti sia indoor che outdoor). Fondamentale soffermarsi nel concetto di “organizzato”. È l’organizzazione a fare la differenza.

La movida e altre forme di aggregazione non organizzata non sono parte del nostro settore. Lo abbiamo dimostrato dopo il primo lockdown. Abbiamo prima creato e poi messo in pratica procedure anti-Covid, le abbiamo rispettate e NON sono stati riscontrati contagi. Perché siamo organizzatori, siamo organizzati.

sicurezza lavoratori spettacolo

Veniamo alle nostre proposte di riforma per la sicurezza dei lavoratori dello spettacolo e che abbiamo organizzato in 6 punti.

1. Si propongono iter specifici di approvazione per allestimenti e strutture dello spettacolo, l’introduzione nei PSC e nei DUVRI (due procedure di gestione della sicurezza) di un preciso cronoprogramma per mansione con pause e riposi predeterminati. E l’Introduzione del “diario unico di bordo” per tournées.

Questo è un punto estremamente delicato. Ancora oggi parte del nostro settore è assoggettato a “regolamentazioni” del Settore Edile, quando del settore edile abbiamo poco se non nulla. In tema strutture è facile da capire: una casa si costruisce in mesi o anni e rimane lì per anni e anni, un palco si monta in 12 ore e rimane lì per uno show 6/8 ore. Dobbiamo produrre la stessa documentazione di una impresa edile.

2. Revisione del Decreto Palchi e Fiere.

Il Decreto Palchi e Fiere è stato un punto importante per il settore avendo di fatto scritto nero su bianco che esiste un settore specifico. Ma non è bastato. Molti sono i punti di quel Decreto che sono “sbagliati” o incompiuti. Un esempio su tutti: prevedere d’obbligo il corso ponteggi come pre-requisito formativo per alcuni lavoratori che non ha nessuna valenza operativa. Chi ha scritto la norma non conosce la differenza tra un palco e un ponteggio.

3. Formazione professionale definita da Accordo Stato-Regioni sia per lavoratori subordinati che autonomi, per datori di lavoro e organizzatori di eventi, con Istituzione di Albo dei formatori dello spettacolo.

Questo della formazione è un tema fondamentale. La formazione è l’azione più importante che possiamo fare per le nuove generazioni, così come la certificazione professionale dei docenti.

4. Introduzione del concetto della “azienda pro-tempore” per cooperare nella gestione della sicurezza tra lavoratori di ditte interferenti.

Questo punto mira a migliorare la sicurezza dei lavoratori in un allestimento e durante uno show. La normativa tradizionale crea incongruenze continue di carattere gestionale e, in taluni casi, anche l’aumento del rischio per le lavorazioni e i lavoratori.

5. Istituzione di un osservatorio nazionale per segnalare irregolarità, partecipazione alla Consulta permanente della sicurezza.

Questo è un punto focale! È fondamentale che ai tavoli in cui si parla di spettacolo ed eventi ci siano anche i Professionisti dello Spettacolo come i legali, gli avvocati, i consulenti del lavoro sono presenti ai tavoli normativi riferiti al lavoro e alle norme. È fondamentale! Altrimenti ci chiederete ancora di fare cose insensate, come il corso ponteggi per montare un palco.

6. Va prevista una normativa specifica per la gestione della sicurezza in attività speciali dello spettacolo, Performer aerei, Circensi e arti e spettacoli di strada, con iter di informazione, formazione, utilizzo D.P.I. e D.P.C.

Immagino non lo sappiate ma, ve lo diciamo noi: il D. Lgs. 81/08 non prevede l’esistenza dei performer aerei, per esempio. Ci proponiamo, anche in questo caso, per creare una normativa adeguata.

Ciò che serve e ciò che abbiamo scritto nella nostra proposta di riforma, è una Legge per la Sicurezza dello Spettacolo e degli eventi. Una legge pensata in modo particolare per un settore extra-ordinario.

Intervento di Manuela Martignano

Oggi vi abbiamo parlato di sicurezza per i lavoratori dello spettacolo perché rappresenta uno dei tanti aspetti che colloca il nostro lavoro fuori dell’ordinario e perché in qualche modo è paradigmatico quando si parla di una categoria di professionisti che sono altamente specializzati e che per quanto numericamente possano sembrare esigui sono insostituibili. Non possiamo correre il rischio che le loro competenze si disperdano a ogni piccola o grande crisi che il paese attraversa. Ed è proprio questo il senso di parlare di riforma in relazione alla tutela dei lavoratori. 

Questi lavoratori subiscono una ingiustizia grave nell’essere trattati diversamente da tutti gli altri. Se ci troviamo nel 2020, nel pieno di una pandemia, a dover chiedere ancora che ci venga riconosciuta l‘indennità di malattia capirete tutti bene che c’è un problema talmente grosso che non si capisce come lo si sia potuto ignorare fino ad adesso.

sicurezza lavoratori spettacolo
Manuela Martignano

Le tutele che mancano sono quelle che riguardano l’ordinario, il quotidiano, ed è insopportabile. Una riforma puntuale, coraggiosa che parta da necessità condivise è fondamentale e non c’è più tempo.

Non ci aspettiamo che lo Stato lo faccia solo per una sacrosanta questione di giustizia sociale, ci aspettiamo che lo faccia anche per una questione strategica di investimento in un settore che vede a lavoro figure professionali che rappresentano un’eccellenza per il Paese. E che questo non sembri un eccesso di retorica, la strategia sta nel fatto che ogni piccolo live club, ogni agenzia di management o di booking, ogni promoter, ogni insegnante di musica, ogni singolo lavoratore contribuiscono alla crescita di quello che poi può diventare un patrimonio di tutti. È grazie a luoghi come questi e a professioni come queste che possiamo andarcene in giro per il mondo a vantarci dei nostri Domenico Modugno, dei nostri Lucio Battisti, delle nostre Mina.

Siamo consci del valore che generiamo rispetto al marketing territoriale di luoghi e città e che il turismo culturale valga numerosi punti di PIL ma dobbiamo allo stesso modo essere consapevoli che nelle nostre città la musica e la cultura camminano insieme all’inclusione sociale, sono presidio nelle aree periferiche. Questo è quello che siamo, queste sono le persone che vi chiediamo da mesi a gran voce di tutelare.

Il settore contribuisce al lustro di un intero paese e lo fa lavorando, siamo un patrimonio artistico da tutelare al pari delle nostre grandi opere d’arte, e l’impegno di uno Stato a riconoscere il valore di un settore deve partire dai diritti basilari.

sicurezza lavoratori spettacolo

In questo la proposta di riforma elaborata all’interno del Forum Arte e Spettacolo, che vi è stata inviata, è una riforma di struttura, qualsiasi altra proposta che sia solo un cerotto ad alcune ingiustizie, non è una riforma. Noi chiediamo per lo spettacolo gli stessi diritti di tutti i lavoratori, con normative specifiche alle modalità di svolgimento del nostro lavoro.

C’è un tema con il quale vorrei concludere questa audizione ed è quello degli indennizzi. Siamo stati i primi a fermarci, prima ancora che ci fosse imposto per decreto, abbiamo dimostrato come settore un grande senso di responsabilità e un incredibile rispetto della gravità della situazione e delle priorità. Ci siamo impegnati per comunicare in tutti i modi, sin dalla primavera, al Governo, all’INPS, alle istituzioni, che la situazione dei lavoratori è gravissima. Chi ci ha preceduti in queste sedi ha sempre riportato il dramma di una serie di professionalità importantissime che rischiamo di perdere perché chi ad oggi ha ricevuto, dopo nove mesi di fermo, 1.800 euro non può che pensare di cambiare lavoro e questa è in tutti i modi un’eventualità da scongiurare. I mille euro previsti dal Decreto Agosto non sono ancora stati erogati; altri mille una tantum sono previsti dal Decreto Ristori e Ristori bis: un totale di 3.800 euro per un anno, per non parlare delle p.Iva che ne hanno percepiti ancora di meno.

Io vi chiedo di fare uno sforzo e immaginare come si possa vivere con 3.800 euro per un anno, perché è quello che ci state obbligando a fare. Io non so dove il meccanismo si sia inceppato, dove abbiamo fallito nel comunicare che dietro ognuno di noi ci sono famiglie, mutui da pagare, figli da mantenere esattamente come in tutti gli altri ambiti di lavoro. Per quale motivo si possa pensare che noi saremo capaci di sopravvivere con una mancetta laddove le contingenze ci impediscono di fare il nostro lavoro. Vi chiediamo di aiutarci a risolvere un problema che è prioritario da marzo, ma dopo nove mesi non vede ancora una soluzione.

Se a marzo parlavamo di priorità oggi ci troviamo costretti a parlare di un cataclisma in arrivo: se non verranno stanziati più fondi per gli indennizzi ai lavoratori e i ristori alle aziende del settore, quando la pandemia sarà finita troverete solo le macerie di quello che oggi chiamate cultura. E quello che oggi chiamate cultura non è solo un palazzo storico, non è solo un museo. Il settore culturale è eterogeneo, non avete finito di occuparvene quando avete pensato ai musei, al cinema e ai teatri. La cultura cammina sulle gambe di quelle persone che da mesi vi chiediamo di non lasciare indietro, siamo preoccupati che tutti ne saranno davvero consapevoli solo quando sarà troppo tardi e quel capitale sarà andato disperso perché abbiamo mancato l’appuntamento con la giustizia sociale, e a quell’appuntamento ci sono fior di professionisti che vi aspettano da marzo.

Dopo nove mesi, cosa gli diciamo? 

Scarica il testo degli interventi in PDF.

Scarica le proposte di riforma che il FAS ha inviato alla 7^ Commissione del Senato

Elio Giobbi di AssoArtisti è intervenuto alla conclusioen dell’audizione. Ha segnalato ai parlamentari di far parte di vari tavoli di lavoro, tra i quali il Forum Arte e Spettacolo. Tra le sue proposte ha presentato anche quelle elaborate dai membri del FAS.

Elio Giobbi, AssoArtisti

Audizione dei tecnici dello spettacolo alla Camera dei Deputati

Martedì 3 novembre la Camera dei Deputati ha invitato il Forum Arte e Spettacolo. Alberto Butturini ha raccontato le richieste dei tecnici dello spettacolo e degli altri lavoratori del settore.

audizione-tecnici dello-spettacolo-camera

Martedì 3 novembre le Commissioni riunite VII (Cultura, Scienza e Istruzione) e XI (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati hanno continuato le audizioni in materia di lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo. L’audizione si è svolta a Montecitorio nell’Aula della Commissione Giustizia.

Solo qualche settimana fa, il 21 ottobre, si è svolta la terza indagine, alla quale ha partecipato Chiara Chiappa come referente del Forum Arte e Spettacolo. Il Forum Arte e Spettacolo è stato infatti inserito nelle indagini già in programma alla Camera a seguito della conferenza stampa del pacchetto di riforme avvenuta lo scorso 28 settembre a Bologna.

In occasione della quarta indagine conoscitiva è invece intervenuto Alberto Butturini, fonico da oltre 35 anni, chiamato a rappresentare il mondo dei tecnici dello spettacolo alla Camera.

A questo link si trova il video completo dell’audizione.

L’audizione di Alberto Butturini a nome del Forum Arte e Spettacolo e dei tecnici dello spettacolo alla Camera dei Deputati

Buongiorno a tutti, e grazie per l’opportunità.

Sono qui oggi per parlare della situazione in cui versa una categoria di lavoratori poco conosciuta e riconosciuta, i lavoratori del settore dello spettacolo e degli eventi.

Questo settore comprende tutti quei lavoratori che rendono possibile la realizzazione e la fruizione di tutto ciò che esprime cultura, arte, musica, creatività, in tutte le sue forme, dai concerti alla prosa, dall’allestimento di mostre alle fiere, dalle cerimonie olimpiche agli eventi corporate per i dipendenti di un’azienda o lanci di nuovi prodotti, dalla radio alle tv, dal balletto all’opera e potremmo continuare ancora. Ogni singola persona che concorre alla realizzazione di tutto questo, in modo esclusivo o per la maggior parte del suo operato, è da considerarsi necessariamente parte della filiera, ossia è un lavoratore del settore eventi. Lavoratori senza i quali non ne sarebbe possibile la stessa realizzazione.

audizione-tecnici dello-spettacolo-camera
Alberto Butturini interviene alla Camera dei Deputati per i tecnici dello spettacolo e tutti i lavoratori del settore

Il settore dello spettacolo non si sarebbe trovato in una situazione di emergenza così grave se le sue carenze non fossero strutturali e in parte indipendenti dalla crisi generata dalla pandemia.

Considerando la riforma del settore una priorità, il Forum Arte e Spettacolo ha lavorato ad alcune proposte utili alla stesura dello Statuto del Lavoro nello Spettacolo e alla creazione di un sistema organizzativo semplice, trasparente, equo, rispettoso dei diritti di artisti, tecnici, e professionisti del mondo dello spettacolo e degli eventi.

Vi invitiamo a leggere la proposta integrale (a questo link), che abbiamo allegato alla documentazione e che in questa sede per motivi di tempo mi limiterò a illustrare per macro temi.

È necessario istituire un nuovo Macro-Gruppo Ateco, e Codice Apertura di Attività per enti del terzo settore che non hanno codice ateco, che racchiuda tutta la filiera ed i relativi sottogruppi, dando la possibilità ad aziende e professionisti di aprire la propria posizione IVA nel contesto corretto, quello degli eventi e dello spettacolo. Non a caso all’interno del Decreto Ristori sono stati stanziati ulteriori fondi per i codici Ateco immotivatamente esclusi in prima istanza. 

Inoltre, come abbiamo già avuto modo di dire, consideriamo indispensabile e urgente procedere con queste riforme:

  1. Istituire una posizione assicurativa e previdenziale unica,con identica contribuzione e diritti, senza diversificazione in base ai contratti di lavoro applicati. Assicurazione infortuni all’INAIL per tutti i lavoratori sia dipendenti che autonomi anche occasionali.
  1. Considerare il montante dei compensi e non solo il fattore tempo come misura delle prestazioni, con divisore di riferimento utile al calcolo delle giornate accreditabili, pari alle tariffe contrattuali per i dipendenti e per gli autonomi da definire annualmente con riferimento al minimale INPS.
  1. Possibilità per tutti i lavoratori autonomi con Partita IVA di versare autonomamente i contributi sulla propria unica posizione contributiva, per l’Italia e per l’estero, con corresponsabilità del committente.
  1. Indennità per malattia, maternità, congedi parentali, infortuni con assicurazioni INAIL e altre assenze con gli stessi requisiti per tutti i contratti e con accesso dal primo giorno di assenza. Al momento, ai lavoratori degli eventi e dello spettacolo, non è riconosciuta l’indennità di malattia in caso di positività al virus Sars Cov 2 propria o dei familiari. Una infelice contingenza che rischia di obbligare i lavoratori a non preservare la salute pubblica in assenza di tutele.
  1. È necessario, inoltre, istituire il reddito integrativo di continuità: i professionisti senza altro reddito principale o previdenza principale, al raggiungimento di 61 giornate accreditate in 24 mesi possono richiedere l’Integrazione al reddito per un numero di giornate pari a quelle accreditate nei ventiquattro mesi antecedenti alla domanda, non utilizzati per precedenti periodi di Naspi o reddito integrativo, per un numero massimo di giornate indennizzate o lavorate non superiore a 312 nell’anno di erogazione.
  1. Accesso alla pensione con annualità accreditate ogni 120 giornate di lavoro, come media e senza minimali annuali, per tutti i lavoratori a termine, a ingaggio o intermittenti (gruppo B confluisce nel gruppo A) diversi dai lavoratori subordinati a tempo indeterminato e continuativo (gruppo C), considerando nelle 120 giornate medie anche le giornate accreditate per reddito integrativo di continuità (che riduce a 60 le giornate medie per avere la pensione).
  2. Contemporaneamente, utilizzando la legge 4/2013, stiamo procedendo alla definizione e declinazione di tutte le professioni dello spettacolo e degli eventi, utilizzando per la parte formativa il sistema regionale delle qualifiche. Occorre, inoltre, completare al più presto il lavoro di descrizione dei processi lavorativi all’interno del Repertorio Nazionale delle Qualifiche per la Produzione artistica dello spettacolo.

Una parte del mio discorso di oggi sono obbligato a dedicarla a un tema che tutti vorremmo superato e che purtroppo non lo è: lo stato di emergenza in cui versano i lavoratori degli eventi e dello spettacolo, fermi da quasi un anno, con indennizzi inadeguati e senza certezze su quando potranno ricominciare a lavorare.

Se dovessi descrivere questi ultimi mesi vi racconterei una storia che parla di lavoratori altamente specializzati ai quali sono stati destinati in otto mesi 1.800 euro di bonus (non ricevuti da tutti) al contrario di quanto affermato dal ministro Franceschini, ulteriori 1.000 euro del Decreto Ferragosto non ancora erogati e, 1.000 euro UNA TANTUM, forse, previsti nel Decreto Ristori.

Spiegatemi voi come si fa a vivere con 225 euro al mese, perché io non lo so, ma è questo che ci state chiedendo di fare. Questo è un punto imprescindibile: gli indennizzi sono insufficienti per un settore che conta più di 500mila addetti ed è stato tra i primi a fermarsi e sarà l’ultimo a ripartire al pieno delle sue capacità; sono insufficienti e vengono erogati con tempi biblici, impossibili da giustificare a un lavoratore che deve potersi occupare della propria famiglia, a tutte le persone che hanno mutui da pagare, spese da affrontare e nessuna colpa per la situazione in cui versano. Come lavoratori abbiamo diritto di non vedere stracciato il patto con lo Stato – del quale siamo contribuenti – perché quello che ci raccontano i numeri degli indennizzi è che pagare le tasse ed essere onesti non conviene. Pretendiamo che l’INPS dia risposte univoche che non cambino su base territoriale, o in base all’interpretazione dei singoli funzionari, costringendo i lavoratori a un ulteriore e frustrante via crucis per vedersi riconosciuti i bonus e la NASPI. 

Volendo creare un parallelismo tra la cultura e lo sport è incomprensibile il trattamento riservato a sportivi e relativi insegnanti a cui sono stati dati sostegno ed agevolazioni anche se esentati da contributi e tasse fino a 10.000 euro. Nel guardarci intorno, rispetto ad altre realtà produttive, abbiamo la netta percezione di essere stati lasciati da soli ad affrontare questo “tsunami economico”, pur versando contributi e tasse.

audizione-tecnici dello-spettacolo-camera

Vogliamo comunque provare a essere propositivi, portando alla vostra attenzione una serie di misure immediate che consentirebbero ai lavoratori del settore di vedere riconosciuta la propria dignità.

  1. I lavoratori dello spettacolo intermittenti devono poter accedere alla cassa integrazione speciale Covid-19 con gli stessi requisiti dei lavoratori degli altri settori. Dal d.l. 18/2020 in poi la cassa Covid-19  è stata riconosciuta ai lavoratori senza requisito di anzianità dei 90 giorni, per cui, con un solo giorno lavorato, possono accedere alla cassa integrazione. Chiediamo anche per il settore spettacolo ed eventi, e per tutti gli intermittenti, lo stesso diritto dei lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato senza requisito di anzianità, in quanto lavoratori cui spettano le tutele del nostro sistema sociale ai sensi dell’art. 38 della Costituzione.
  1. Per autonomi e collaboratori, inclusi gli autonomi a partita iva a gestione separata: indennità speciale DIS-coll non inferiore alla soglia di povertà utilizzata nella legge sul RdC (Reddito di Cittadinanza).
  1. La continuazione del FIS o della cassa integrazione Covid-19 con assegno mensile non inferiore alla cifra presa come riferimento della soglia di povertà dall’ISTAT utilizzata nella legge sul RdC (Reddito di Cittadinanza) come parametro per poter richiedere il beneficio.
  1. Per lavoratori già in NASPI: continuazione dell’indennità non inferiore alla suddetta soglia di povertà, senza riduzione del 3% e sospensione dell’indennità solo per eventuali giornate di lavoro denunciate.
  2. Per gli intermittenti dello spettacolo, possibilità di accesso alla NASPI anche in continuità di rapporto lavorativo.
  1. Erogazione della formazione prevista dall’art. 88 del Decreto Rilancio – Fondo Nuove Competenze anche a lavoratori dello spettacolo con contratto a tempo determinato o intermittenti anche se privi di contratto di lavoro in essere in caso di assunzione in ditte del settore spettacolo ed eventistica con riduzione di fatturato rispetto al 2019.

Il nostro è un tipo di lavoro discontinuo per definizione e la mancanza di una normativa adeguata e certa, ha come conseguenza la proliferazione di interpretazioni del settore, spesso irragionevoli e contraddittorie. L’essere intermittenti non è una scelta di comodo del lavoratore ma un obbligo derivante dalla non programmabilità e continuità temporale del comparto produttivo in cui noi operiamo.

Ogni segnale di apertura e ascolto da parte delle istituzioni seppur tardivo è molto apprezzato.

audizione tecnici dello spettacolo camera

Chiediamo che venga istituito quanto prima un tavolo tecnico interministeriale (cultura/lavoro/economia).

Questi mesi di crisi hanno rivelato tutte le particolarità e le fragilità del settore in cui operiamo, e di cui abbiamo una conoscenza totale e approfondita, per questo motivo non siamo più disponibili a essere esclusi dai processi decisionali che influiranno sul nostro futuro e sulla qualità delle nostre vite.  Per la nostra innata predisposizione alla collaborazione e alla condivisione, mettiamo a disposizione le nostre competenze con l’unica priorità del raggiungimento di misure che siano finalmente efficaci per i lavoratori.

Per concludere, due sole parole: fate presto! Ad oggi il 30% dei professionisti ha già abbandonato il settore, stiamo velocemente perdendo personale tecnico e artistico altamente formato e specializzato.

La garanzia della tenuta dello stato e della pace sociale non può essere demandata solo all’educazione civica dei cittadini, è compito ineludibile delle istituzioni che devono farsi carico del disagio socio economico in cui il nostro paese sta piano piano scivolando.

Scarica l’intervento in PDF.

Udienza conoscitiva della Commissione Cultura di Bologna

Il Forum Arte e Spettacolo è stato invitato a partecipare in un’udienza conoscitiva del Comune di Bologna dedicata ai lavoratori dello spettacolo. L’invito è arrivato dopo la conferenza stampa dello scorso 28 settembre dedicata alle proposte di riforma elaborate per il settore.

L’udienza conoscitiva della Commissione Cultura

Giovedì 22 ottobre Andrea Marco Ricci, già presidente di Note Legali e tra i promotori del Forum Arte e Spettacolo, è intervenuto a nome del FAS alla Commissione Consiliare Istruzione Cultura Giovani Comunicazione del Comune di Bologna.

L’udienza conoscitiva voleva approfondire le criticità dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo che sono state amplificate dall’emergenza sanitaria e su prospettive di riordino del settore e di riconoscimento delle tutele.

L’intervento di Andrea Marco Ricci

Audizione su lavoro e previdenza nello spettacolo alla Camera

Mercoledì 21 ottobre la Camera dei Deputati ha indetto un’audizione su lavoro e previdenza nello spettacolo. Ha partecipato anche il Forum Arte e Spettacolo con Chiara Chiappa.

Alla Sala del Mappamondo di Montecitorio, le Commissioni riunite Cultura e Lavoro hanno svolto in videoconferenza un’audizione. I temi trattati sono stati il lavoro e la previdenza nel settore dello spettacolo. Molta attenzione è stata data anche all’attuale situazione di emergenza Covid-19.

Le Commissioni della Camera hanno incontrato l’Associazione italiana danza attività di produzione (Aidap), l’Associazione teatri italiani privati (Atip), il Forum Arte e Spettacolo (FAS) e Sos Musicisti.

Il Forum Arte e Spettacolo è stato inserito nella terza indagine in programma alla Camera, a seguito della conferenza stampa del pacchetto di riforme avvenuto lo scorso 28 settembre a Bologna. Alla presentazione erano intervenuti anche alcuni politici (a questo link maggiori info), tra i quali anche Alessandra Carbonaro (M5S). La deputata è colei che ha voluto l’indagine congiunta tra le Commissioni sul mondo dello spettacolo.

Per il Forum Arte e Spettacolo è intervenuta Chiara Chiappa, già presidente della Fondazione Centro Studi Doc e referente del tavolo riforme del FAS.

I deputati hanno risposto positivamente alle presentazioni degli auditi e alle loro proposte. I deputati intervenuti hanno l’invito sia a continuare a sostenere il settore in questo periodo di grande difficoltà sia ad attuare una sua riforma strutturale.

L’audizione completa si può vedere accedendo a questo link.

L’audizione alla Camera di Chiara Chiappa per il Forum Arte e Spettacolo

Oggi il mio obiettivo è presentare le proposte per una riforma strutturale del settore spettacolo, necessaria per scongiurare il pericolo che crisi come quella attuale siano mortali per il settore. Tutti coloro che si trovano in questa Commissione hanno chiara l’importanza del settore, quello che è difficile spiegare in 10 minuti è come salvaguardare al contempo i diritti dei lavoratori dello spettacolo, l’economicità del settore e l’importanza della cultura per il pubblico e per tutto il mondo.

Il Forum Arte e Spettacolo è composto da tutte le parti che compongono la filiera, quasi tutte non finanziate, ma che vivono grazie allo sbigliettamento e al gradimento del pubblico, che si sono riunite durante il lockdown per trovare proposte per arrivare allo Statuto del Lavoro nello Spettacolo e dare riconoscimento al settore e alle sue professionalità. Ad oggi, i primi aderenti alle proposte sono oltre 50 realtà del settore, tra cui Arci Nazionale, Alleanza delle Cooperative Italiane, Federazione Nazinale del Jazz, Assolirica, e tante altre.

Al cuore della nostra proposta c’è il riconoscimento dell’importanza del settore e delle sue professionalità, un riconoscimento che non può che passare anche dalla conoscenza del settore. Una conoscenza che, abbiamo riscontrato in questi mesi, non è assolutamente alla portata di tutti. Si tratta infatti di un settore “straordinario”, caratterizzato da multi-committenza, dalla frequenza di molti luoghi di lavoro, dalla scarsa programmabilità: tutte caratteristiche che non possono essere negate ma che devono essere tutelate. Non si tratta infatti di “modi sbagliati” di lavorare, ma di “modi speciali” che meritano protezione. Lo abbiamo visto durante il lockdown, come hanno detto anche i colleghi che mi hanno preceduta, questo non è un settore che non è stato tutelato in assoluto, ma è un settore per il quale le tutele vanno adeguate.

Le nostre proposte per uno Statuto del Lavoro nello Spettacolo si basano su cinque grandi pilastri:

  1. La prima proposta per arrivare al riconoscimento del settore è di garantire una contribuzione unica per tutti i lavoratori a prescindere dal contratto di lavoro, poiché esso può essere di diversa natura anche in un breve periodo di tempo. Anche se un artista può essere all’interno della stessa settimana lavoratore dipendente o autonomo o collaboratore, … quello che non deve mancare è la protezione sociale del suo lavoro. Per questo serve un sistema unico con una protezione unica.
  2. Un altro grande pilastro della nostra proposta è il riconoscimento di un sistema di integrazione al reddito per i professionisti per i periodi di non lavoro, dove con professionisti si intende chi non ha un altro reddito principale o un’altra indennità principale. L’integrazione al reddito può permettere loro di avere continuità di reddito, dignità come lavoratori, e di investire su se stessi.
  3. Fondamentale per noi e al centro delle nostre proposte di riforma, anche per combattere l’enorme piaga del sommerso, vi è poi l’istituzione di una piattaforma tecnologica, innovativa e trasparente. La piattaforma permette di visualizzare tutte le attività di spettacolo, anche quelle organizzate da privati, assegnando a ogni evento un numero di protocollo unico – come si fa già in Francia e in altri Paesi europei – a cui riferire tutte le pratiche e tutti gli adempimenti necessari. Un sistema simile può non solo favorire il lavoro regolare, ma anche facilitare la necessaria mappatura dei luoghi, la creazione dei registri professionali – non esclusivi o obbligatori ma indispensabili per il riconoscimento professionale – e la mappatura delle organizzazioni.
  4. Sono necessari anche contratti e forme organizzative semplificate, anche per gli occasionali, sempre con contribuzione unica. Abbiamo anche scritto proposte per migliorare la sicurezza dei lavoratori.
  5. Non da ultimo è necessario il riconoscimento della cultura e dello spettacolo come beni essenziali, e non di lusso. In quanto bene essenziale, lo spettacolo deve avere incentivi correlati, come gli incentivi al pubblico che partecipa agli spettacoli, le detrazioni fiscali per corsi di musica e arte che permetteranno di avere un pubblico più consapevole e più vasto, oltre che gli artisti di domani.

È necessario sia contrastare il sommerso per dare dignità ed economicità al settore che garantire una maggiore partecipazione del pubblico.

Purtroppo vista la situazione attuale, come tutti voi, oltre a illustrare la proposta di riforma sulla quale abbiamo lavorato per mesi e siamo disponibili a presentarla in successive audizioni, è necessario parlare senz’altro dell’emergenza.

Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc

Come tutti sappiamo e come è già stato detto: il settore è fermo. Tutti siamo consapevoli del fatto che non possiamo cancellare il Covid-19 tutto a un tratto o mettere in crisi la salute, però dobbiamo invitare a considerare alcuni punti:

  1. Non è pensabile fare chiusure generalizzate con criteri generalizzati, come accade nella gestione degli spazi. Ad esempio, 1.000 posti all’aperto nel caso dell’Arena di Verona sono pochi considerando che ha 13.000 posti. Lo stesso vale per i grandi teatri che contengono migliaia di posti e come abbiamo visto sono luoghi sicuri (maggiori info a questo link). È pertanto opportuno prevedere capienze adeguate agli spazi. I 200 posti generalizzati mortificano il settore e impediscono una continuità di spettacoli che rischia di portare alla dispersione professionale.
  2. Allo stesso modo crediamo che sia indispensabile in questo periodo di crisi sostenere fino a tre mesi dopo la fine dell’emergenza i lavoratori, perché nello spettacolo, nell’arte e nella cultura, sostenere i lavoratori significa sostenere l’arte, lo spettacolo e la cultura stessi.
  3. Noi chiediamo, inoltre, accedendo anche ai 5 miliardi di euro di tesoretto dell’INPS indicato da Tridico a Bergamo (maggiori info a questo link), di sostenere tutti i lavoratori e operatori del settore, non solo gli artisti ma anche i tecnici, gli agenti, e tutti coloro che lavorano nel settore, attraverso l’erogazione di ulteriori sostegni in questi mesi.
  4. In particolare, chiediamo che per i lavoratori dipendenti con un contratto di lavoro attivo sia assicurata l’erogazione della cassa integrazione e del FIS con un assegno non inferiore al Reddito di Cittadinanza. Un insegnante di musica che prendeva 40 euro a lezione e oggi viene pagato 5 euro, non può sopravvivere. Pertanto, bisogna come minimo adeguare gli ammortizzatori al RDC.
  5. Ad autonomi e collaboratori è necessario riconoscere l’assegno DIS-coll non inferiore al Reddito di Cittadinanza.
  6. Per i lavoratori già in NaSPI è necessario continuare a erogare l’indennità sempre per un valore non inferiore a quello del Reddito di Cittadinanza e senza la riduzione del 3%.
  7. I lavoratori intermittenti, come è già stato detto tante volte, in gran parte devono ricevere ancora i primi assegni di marzo, aprile e maggio, oltre che quelli di 1.000 euro del DL Agosto. Questo accade perché per un cortocircuito non sono abbastanza disoccupati per avere il bonus dedicato agli autonomi e non sono abbastanza occupati per avere la cassa integrazione. Per questo, noi chiediamo che l’INPS attui finalmente quanto previsto dal Governo ed emani la circolare che permetta di far accedere tutti gli intermittenti all’assegno. Chiediamo poi per i prossimi mesi che per gli intermittenti con contratto di lavoro in essere ci sia il riconoscimento o della cassa integrazione o un assegno netto non inferiore al RDC.
  8. Chiediamo anche, giudicando in modo molto positivo il nuovo Fondo Nuove Competenze, che anche ai disoccupati e a chi ha cessato il lavoro perché non gli è stato rinnovato il contratto, ai lavoratori intermittenti e a tutti i lavoratori, venga riconosciuto il diritto di accedere al Fondo Nuove Competenze che noi riteniamo fondamentale per avere nuovo lavoro e nuove occasioni.
  9. Da ultimo, ricordo che ancora oggi i lavoratori dello spettacolo non hanno accesso all’indennità di malattia, nemmeno se sono malati di Covid-19, se non hanno avuto almeno 100 giornate di lavoro dal 1° gennaio dell’anno precedente: si tratta di una norma incostituzionale. I nostri lavoratori devono essere indennizzati se sono ammalati o se hanno familiari in quarantena, altrimenti saranno costretti ad accettare le poche occasioni di lavoro mettendo in pericolo sé stessi e la vita degli altri.

I lavoratori non chiedono elemosina e non chiedono pietà: chiedono il riconoscimento dei loro diritti.

Non potendo approfondire oltre, ci tengo a precisare che il settore spettacolo e cultura secondo noi non può essere sostenuto e non può evolvere se non si sostengono i lavoratori. Per questo, raccomandiamo che a prescindere dal contratto di lavoro sia riconosciuta una tutela pagata con un’aliquota unica e con una posiziona previdenziale unica sicché a prescindere dal contratto e da quello che fanno nella vita tutti i lavoratori avranno accesso alle protezioni sociali. Questo permetterà anche di convincerli a non accettare il ricatto del sommerso che, come è stato detto, è la grande piaga di questo settore.

Replica di Chiara Chiappa dopo gli interventi dei deputati

Vorrei rispondere soprattutto alle domande della Piccoli Nardelli [ndr. la deputata ha chiesto quali tipologie di contratto ci sono nel mondo dello spettacolo] perché anche il tema dei contratti ci sta molto a cuore e risponde proprio all’esigenza di dare dignità e ordine a questo settore.

Prima di tutto, i contratti di questo settore sono gli stessi di tutti gli altri settori lavorativi, quindi il lavoro autonomo, il lavoro dipendente, i cococo, … ma rispetto agli altri settori ha molta importanza il contratto di lavoro intermittente che è considerato fondamentale, perché è il contratto che permette di avere con un unico datore di lavoro la gestione delle giornate che non sono programmabili, una caratteristica tipica di questo settore.

Come dicevo prima, quello che manca non è solo un ordine nei contratti ma una contribuzione unica a prescindere dal contratto applicato.

Inoltre, come Forum Arte e Spettacolo proponiamo anche che venga istituita una prestazione occasionale semplificata dello spettacolo soprattutto per quei committenti che non sono di spettacolo. Dal 1947 il legislatore ha istituito una norma molto stringente e protettiva per i lavoratori per cui c’è una posizione contributiva specifica per pagare i contributi a questi lavoratori che è legata al settore al quale appartiene il datore di lavoro. Per le aziende non di spettacolo, per le famiglie, i ristoranti, … cioè tutti i committenti occasionali vi è secondo noi la necessità di istituire prestazioni occasionali. Tali prestazioni vanno limitate nel tempo, devono essere solo per aziende non dello spettacolo e vanno gestite esattamente come i i PrestO o i Buoni Famiglia. In questo modo, l’accredito dei contributi previdenziali va nel fondo unico contributivo di ogni lavoratore che così non subisce danni dovuti al fatto di essere chiamato a lavorare da realtà non di spettacolo (es. finire a pagare contributi in gestione separata), ma mantiene una continuità contributiva.

La nostra proposta punta non sul settore merceologico del datore di lavoro, ma sull’attività tipica di ogni lavoratore.

Come avete detto anche molti di voi, va inoltre riconosciuto un reddito di continuità per dare dignità agli operatori dello spettacolo e permettere loro di investire di se stessi. Noi abbiamo immaginato un’integrazione al reddito che non è solo un ristoro, ma un vero e proprio investimento sulla professione. Infatti, proponiamo che attraverso il reddito di continuità per ogni giornata on stage sia riconosciuta dal sistema statale anche un’altra giornata valida al fine della maturazione dei contributi figurativi. Con questo meccanismo si possono raddoppiare le giornate on stage per fini pensionistici e assistenziali. In questo modo, bastano 60 giornate come media on stage per averne 120 accreditate. Il riconoscimento di questo sistema è importante perché, come avete detto tutti, tutti sanno che i lavoratori dello spettacolo hanno prove, pre-produzione, post-produzione, …

Poi, ai fini contributivi, occorre misurare non solo il fattore tempo o giornate nel lavoro culturale, intellettuale e artistico ma anche il montante dei compensi e il reddito.

Ricordiamo anche l’importanza della piattaforma semplificata grazie alla tecnologia. Abbiamo scritto anche alla Ministra Pisano per aiutarci a capire come implementare questo sistema. La piattaforma permetterà infatti sia di definire i registri professionali – non obbligatori secondo noi, perché è ciò che chiede l’Europa – ma che di gestire in modo semplificato tutti gli eventi con mappatura dei luoghi, delle organizzazioni e dei professionisti.

E da ultimo, come ho detto prima, è necessario valorizzare il ruolo del pubblico riconoscendo IVA agevolata – noi abbiamo proposto IVA al 4% su tutti i prodotti dello spettacolo – e detrazioni fiscali per la frequenza dei corsi di musica e arte, per l’acquisto di strumenti e per tutte le spese che si possono fare nel settore settore (es. biglietti).

L’istituzione delle prestazioni occasionali da gestire anche attraverso piattaforma permetterà di gestire anche attività che oggi sono gestite con l’esonero del comma 188 che ha portato tanto sommerso nel settore.

Concludendo, per noi le parole d’ordine sono: semplificazioni, diritti ai lavoratori, economicità del settore e lotta al sommerso.

Siamo disponibili a mandare nuovamente le nostre proposte scritte sia per l’utilizzo dei 5 miliardi a favore dei lavoratori che per un investimento futuro.

Audizione alla 7^ Commissione Senato

Giovedì 2 luglio 2020 il Forum Arte e Spettacolo è stato audito dalla 7ª Commissione del Senato in merito all’impatto dell’emergenza Covid-19 nel settore della cultura. Di seguito le dichiarazioni e a questo link i documenti che sono stati inviati.

L’Onorevole Francesco Verducci che ha presieduto l’audizione

Forum Arte e Spettacolo

Intervento alla 7^ Commissione Senato di Simone Graziano

Buongiorno, sono Simone Graziano e sono qui con Federico Toso e Alberto Butturini a nome del Forum Arte e Spettacolo.

Negli ultimi 7 anni il mondo del Jazz ha visto la nascita di un forte movimento associazionistico che ha portato nel 2018 alla costituzione della Federazione Nazionale il Jazz italiano presieduta da Paolo Fresu e che ingloba al suo interno 6 associazioni di categoria in rappresentanza di musicisti, promoters, jazz Club, formazione e scuola, etichette discografiche e fotografi.

Il Forum Arte e Spettacolo nasce il 27 marzo di questo anno a seguito della petizione #velesuoniamo voluta da Paolo Fresu (Presidente della Federazione Nazionale il Jazz Italiano) Ada Montellanico (Presidente Il jazz va a scuola) e Simone Graziano (Presidente della associazione nazionale musicisti di jazz).

La petizione, nata al fine di mostrare l’assoluta mancanza di tutele e l’assenza di un riconoscimento del variegato mondo dei lavoratori dello spettacolo dal vivo e che ha raccolto circa 65.000 firme, è stata lanciata sia a nome personale che a nome delle realtà che afferiscono alla Federazione Nazionale il Jazz Italiano. 

Simone Graziano

Sulla base del successo ottenuto si è provato a condividere le nostre istanze con il maggior numero possibile di rappresentanti dei lavoratori dello spettacolo affinché aumentassero le voci plurali delle nostre richieste.

Ecco la successiva convocazione della Cooperativa Doc Servizi, Fondazione Centro Studi Doc, associazione Note Legali, Slc-Cgil, oltre all’avvocato Gianni Taglialatela, alla quale è seguita la creazione del CAM (coordinamento delle associazioni dei musicisti) che include circa 20 associazioni italiane di artisti afferenti ai vari mondi musicali, dal jazz, alla classica, alla musica di strada, al liscio, ai cantanti lirici, al pop e tanti altri. 

Il Forum Arte e Spettacolo accoglie oggi al suo interno oltre 60 soggetti in rappresentanza di tutti i comparti e i linguaggi artistici dello spettacolo tra associazioni, privati e assessori delle 12 città metropolitane tra cui Roma, Milano, Bologna e Firenze. FAS dà vita ad un manifesto che racchiude il senso profondo di questa realtà, ovvero il cercare di rispettare e conoscere la pluralità delle voci che compongono lo sfaccettato mondo dello spettacolo cercando di dare unitarietà e forza alle differenti richieste.

Siamo ben consci della difficoltà del compito che ci siamo dati ma anche consapevoli che, se vogliamo davvero il rispetto dell #nessunescluso, il lavoro da fare è e sarà tantissimo e potrà essere realizzato solo tramite un dialogo forte e continuativo con le istituzioni.

Vi ringrazio per il tempo dedicatoci e passo la parola a Federico Toso.

Intervento alla 7^ Commissione Senato di Federico Toso

Sono Federico Toso, direttore della Federazione Nazionale delle Arti in Strada e uno dei promotori del coordinamento nazionale Spazio Pubblico dal Vivo. Entrambe le realtà aderiscono al FAS. La scelta dei tre relatori che sono qui a dare voce al Forum Arte e Spettacolo è il punto di partenza: ossia il suo carattere plurale, inclusivo e intersettoriale.

Dentro al Forum non ci sono poi solo i lavoratori, ma ci sono anche le imprese. Non solo gli artisti, ma anche i tecnici. E questo è un altro elemento fondante. Non possiamo più prescindere dal superamento di una mera logica contrappositiva. L’obiettivo condiviso deve essere il rispetto e la dignità del lavoro, delle lavoratrici e dei lavoratori, che solo una tenuta del sistema nel suo complesso può garantire.

La crisi sanitaria ha mostrato l’inadeguatezza del modello di welfare per il settore dovuta anche da una conoscenza non sufficientemente dettagliata di quello a cui corrispondono oggi le arti e lo spettacolo dal vivo. Serve una nuova mappatura i cui parametri vanno scritti insieme ai portatori di esperienza. Ma occorre anche il coraggio di riscrivere un nuovo alfabeto, perché il linguaggio normativo che abbiamo conosciuto fino ad oggi non è più in grado di raccontare quel che siamo. 

Parliamo di economie, ma anche di etica e di responsabilità condivisa per il benessere della società. Arte, cultura e spettacolo, anche nelle loro declinazioni “leggere”, “popolari” o di “intrattenimento”, sono e restano un pilastro fondamentale per il benessere della società: come la salute o l’istruzione.

Federico Toso

Stiamo lavorando e producendo documenti e proposte per aiutarvi nel vostro compito di decisori politici.

Due sono gli assi principali. Uno è legato alle proposte per la ripartenza, perché ci sono ancora problematiche che stanno mettendo in ginocchio il sistema e per cui c’è bisogno di muoversi in fretta e bene, per non piangere dopo. L’altro è legato alla riforma del settore, perché va superata la logica che racconta il nostro lavoro come discontinuo, mentre va valorizzato anche normativamente che intermittente è solo quel che si vede da fuori, non quel che succede dietro le quinte. 

Chiudo infine con un riferimento al mio ambito professionale specifico. Nello spazio pubblico non esiste il pubblico, esistono le persone. Come Forum non ci stiamo dimenticando di loro. Se vogliamo pensare politiche per lo spettacolo non dimentichiamo che le persone che chiamiamo pubblico sono parte del comparto. Quelle persone, che in questi mesi non ci hanno mai abbandonato, non ci chiedono di resistere, ma di immaginare. Questo è anche quello che noi chiediamo alla politica. Di immaginare insieme questo percorso. Facciamolo con gli stati generali della musica, del teatro, del circo, della danza. Facciamolo con gli stati generali dello spettacolo e della cultura. Noi stiamo già immaginando il futuro. Prepariamo i pass e vi convochiamo dal vivo. Passo la parola alla componente dei tecnici. Per il Forum Alberto Butturini.

Intervento alla 7^ Commissione Senato di Alberto Butturini

Buongiorno a tutti. Sono Alberto Butturini, tecnico del suono live da 35 anni. Ringrazio il FAS e 360 Live Crew network per l’aiuto nella stesura di questo documento.

L’impatto più devastante di questa emergenza sanitaria è stato, per noi tecnici dello spettacolo, la presa di coscienza dell’inadeguatezza, e, a volte, inesistenza, di ammortizzatori sociali e tutele in genere, come se noi lavoratori fossimo invisibili.

Questo riguarda, con sfumature diverse, tutti gli inquadramenti dei tecnici dello spettacolo. In particolare i subordinati tipici, i subordinati intermittenti e gli autonomi.

E’ d’obbligo ricordare che migliaia di lavoratori da Febbraio 2020 ad oggi, hanno visto letteralmente azzerato il loro fatturato senza nessuna prospettiva di cambiamento entro la fine dell’anno, nonostante si parli di una ripartenza di fatto inesistente e impraticabile.

Alberto Butturini

La ritardata e tutt’ora non avvenuta erogazione dell’indennità straordinaria messa in atto da questo governo per le migliaia di intermittenti è inaccettabile, ed è motivo di imbarazzo soprattutto se valutato in una visione di welfare futuro, moderno, realmente etico ed efficiente.

Abbiamo iniziato un percorso utilizzando la legge 4/2013 per riconoscere le professioni dello spettacolo.

Occorre completare il lavoro di descrizione dei processi lavorativi all’interno del repertorio nazionale affinché le qualifiche dello spettacolo, rilasciate dalle regioni possano essere riconosciute a livello nazionale.

Queste qualifiche sono le nostre professioni e sono una ricchezza per il tessuto economico, culturale e sociale di tutto il Paese.

È necessario puntare l’attenzione alla qualità del lavoro declinata in orari, sicurezza, pagamenti e certezza che lo Stato riconosca il lavoratore dello spettacolo come professionista in continua formazione, anche nei periodi che intercorrono tra una prestazione e l’altra, fornendo tutele adeguate atte a scongiurare l’accettazione forzata, per necessità, di compensi al ribasso o condizioni lavorative inadeguate.

Noi tecnici dello spettacolo abbiamo idee molto chiare e disponibilità ad organizzare tavoli di lavoro con le istituzioni per fornire una fotografia precisa del settore Cultura e Spettacolo. Per fare questo necessitiamo di tutto il sostegno che le Istituzioni stesse saranno in grado di fornirci per ripartire con leggi e regole nuove.